Pinocchio

“C’era una volta un re, direte voi. E invece no: c’era una volta un pezzo di legno”. Comincia così la storia del burattino conosciuto in tutto il mondo.

Fin dall’inizio del suo romanzo, Collodi ci racconta di Pinocchio come di un’anima desiderosa di conoscere il mondo, mossa dalla necessità di sentirsi libera di scoprire ciò che la circonda. Pinocchio si allontana da casa e dal padre trascinato dagli incontri e dalle esperienze che compie mettendosi in gioco con l’ingenuità e la purezza di un bambino privo di insegnamenti.

La sua immersione nella vita è contraddistinta quasi sempre da errori commessi uno dopo l’altro. Chi assiste alla scena (o chi legge le pagine di Collodi) avverte la sensazione di rivedersi o volersi rivedere nel burattino e di rinascere per ripartire da capo commettendo gli errori che aiutano noi tutti a crescere in libertà.

Il riadattamento de “Le avventure di Pinocchio” mette in rilievo tutto questo creando momenti di interazione che consentono al pubblico di sentirsi compagni di un viaggio compiuto da un burattino che, vivendo e sbagliando, giunge a destinazione con la consapevolezza di chi nasce senza fili e scopre di essere un bambino vero perché libero.

Pinocchio, sebbene nasca non in carne ed ossa, rappresenta l’essenza dell’uomo, ovvero la libertà che prende vita nel momento stesso in cui ognuno di noi, per la prima volta, apre i propri occhi sul mondo.
La libertà è tutto e per ottenerla bisogna attraversare e coltivare la disobbedienza, ci aiuta a diventare essere umani autentici.

L’utilizzo di strumenti tecnici tra cui luci led, macchina del fumo, strutture scenografiche mobili, rende la rappresentazione visivamente molto impattante e adatta ad un pubblico di qualsiasi età. La modalità di messa in scena prevista è quella da palco o a postazione fissa, a teatro o in siti di interesse storico-culturale, purché siano al chiuso.